Musica · Giovedì
Musica di ingresso · Giovedì

Giovedì

Testi di L. Giussani, «Lo Spirto Gentil»
mattina
COME L’ERBA DEL CAMPO
Requiem, op. 45 · Johannes Brahms
«Simile ad erba è l'uomo, e tutta la sua gloria come un fiore di campo. L'erba si dissecca, i fiori appassiscono. Siate dunque pazienti, fratelli, fino all'arrivo del Signore. Guardate il contadino: attende i preziosi frutti della terra, e aspetta con pazienza le piogge di primavera e quelle autunnali. Siate dunque pazienti. Ma la parola del Signore resterà in eterno. Ritorneranno i salvati dal Signore, E verranno a Sion con gioia; E la Felicità, in eterno, penderà sul loro capo; Gioia e felicità li seguiranno e abbandoneranno tristezza e pianto». L’uomo è come l’erba del campo che al mattino c’è e alla sera è appassita; morta. Così siamo noi nel grande giardino del mondo […]. Non esiste umanità, se non qualificata da questa drammatica ferita […]“O la vita ha un senso o la realtà non ha senso. Se la vita ha un senso, è un Tu, è un Altro; sei Tu, anche se la tua faccia mi è totalmente ignota: Mistero. Se non ha senso, tutto è polvere; tutto è destinato a diventare polvere, polvere di deserto o sabbia dentro il sepolcro del mondo. Questa alternativa è il tema di ogni intelligenza e di ogni cuore.” […] Perché Dio si dona all’uomo? Il grande e potente e magnifico Dio, perché si dona al piccolo uomo? «Che cos’è mai l’uomo perché te ne ricordi?». Dio dona Sé all’uomo, dona la Sua forza perché l’uomo non si perda, perché l’uomo possa realizzare il destino per cui Dio stesso l’ha fatto: un destino di felicità e di giustizia, di verità e di amore, che è il Suo stesso amore.
Luigi Giussani, «Lo Spirto Gentil», pag. 275-276
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pomeriggio
NELL’APPARTENENZA LA LUCE
Concerto per pianoforte n. 2 in do minore, op. 18 · Sergej Vasil’evič Rachmaninov
Rachmaninov esprime quello che sono io […]quelle note, forti e drammatiche, rappresentano il cuore del mangiare e del bere, del ridere e del piangere, e della stanchezza che prende fino a farci dormire. Esse dicono la grandezza della nostra presenza nel cosmo. E poi danno pace: a ogni movimento la resistenza impavida della positività delle cose inesorabilmente vince ogni tremore che invade mente e cuore e minaccia di distruggere la parola, la mente, il cuore, tutto annullando nella «notte del mondo». La notte del mondo c’è quando nessuno pensa, quando in nessuno brilla la luce che illumina dal profondo del cuore fin l’ultimo orizzonte degli occhi. La profondità del cuore, pur intangibile, indicibile, inattingibile da noi, è l’ultimo orizzonte degli occhi, il contenuto di un’esperienza che si può fare, che siamo chiamati a fare, nella quale si riverberi la resurrezione finale. Ogni giorno siamo chiamati a sperimentare questo urto sottile e discreto di resurrezione.
Luigi Giussani, «Lo Spirto Gentil», pag. 340-341
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sera
LA DIMORA DELL’IO
Concerto per violino e orchestra in re maggiore, op. 61 · Ludwig van Beethoven
Una delle prime cose che facevo ascoltare a scuola era proprio il Concerto per violino e orchestra, con quel tema fondamentale che percorre tutto il pezzo: la vita dell’uomo, della società, è segnata dalla melodia dell’orchestra, dalla quale per tre volte il violino fugge per affermare se stesso e dalla quale per tre volte viene ripreso fino a riposare in pace, quasi dicesse: «Finalmente!». Il violino – l’individuo – per affermare se stesso ha sempre la tentazione di staccarsi in uno slancio fugace, e proprio in quel tentativo lo strumento dà il meglio di se stesso. Perciò i motivi più affascinanti del concerto sono quelli del violino, del singolo che tenta di affermarsi al di sopra di tutti. Ma il violino non può resistere a lungo in questo slancio; e meno male che c’è l’orchestra – la realtà comunitaria – che lo riprende in sé.
Luigi Giussani, «Lo Spirto Gentil», pag. 135-137
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